Considerazioni su Coaching e Crescita Personale in ottica di Cambiamento

Pausa caffè con Andrea Verzola, dialogo sul tema del Cambiamento (parte 2)

In questo articolo, la seconda parte della chiacchierata, dal titolo “Pausa Caffè“, con il fotografo Andrea Verzola.

Porzione di dialogo a due che possiamo intitolare “Ispirazioni sul Cambiamento“. Qui sotto il video integrale dell’intervista, mentre più sotto ancora la versione testuale della seconda parte della chiacchierata.

Seconda parte dell’intervista

C’è differenza tra miglioramento continuo e cambiamento repentino?

Dipende dalla persona, dalla situazione, non ti saprei dare una risposta. Possiamo dire che il miglioramento tende a svilupparsi all’interno dell’ambiente in cui viviamo, a partire da relazioni e contesto esistenti. Mentre il cambiamento presuppone una “rottura” con l’ambiente attuale, una vera e propria rivoluzione del contesto e delle relazioni.

Spesso già iniziare a migliorare qualcosa nella nostra vita, anche una piccola cosa ci porta a stare meglio, aumenta il senso di autoefficacia, alza il morale, iniziamo a essere pro-attivi e non più re-attivi e così ci prepariamo un pò alla volta, eventualmente, al vero e proprio cambiamento (che non è necessario e non deve esserci per forza).

Una cosa da tenere a mente ce la ricorda (anche) il Prof. Giorgio Nardone:

In natura non esiste niente di più costante del cambiamento.

Il nostro corpo cambia continuamente, ci svegliamo la mattina e siamo strutturalmente diversi rispetto alla sera prima. Allora verrebbe da chiedersi: “Ero meglio ieri o sarò meglio domani?”. O vale forse la pena stare sull’oggi, sul momento presente invece che rimuginare sul passato o fantasticare su un futuro che non sappiamo neppure se si manifesterà mai. Passato e futuro sono tempi in cui si può stare ma per brevi momenti, per cogliere ciò che di buono il passato ci ha lasciato e per pianificare le azioni future.

Ecco che seguendo la naturale evoluzione delle stagioni, così come ci ricorda anche la Medicina Tradizionale Cinese, la primavera è un ottimo momento per “seminare” il cambiamento.

Ci sono poi due grandi categorie di cambiamento:

  • quello che arriva (figlio di una spinta esterna)
  • quello che vogliamo o vorremmo (figlio di una spinta interna)

In entrambi i casi, quello che ci viene richiesto per affrontare la sfida è superare la nostra naturale resistenza al cambiamento.

Quindi, cosa ostacola il cambiamento?

Come detto, ci sono da affrontare:

  • resistenze esterne ovvero quelle legate ad esempio all’ambiente in cui viviamo (contesto e relazioni)
  • resistenze interne ossia quelle legate ad esempio alle nostre convinzioni limitanti

Cos’è una convinzione e quando diventa “limitante”? Una definizione di convinzione da vocabolario può essere:

Il convincere o l’essere convinto della verità, della necessità di qualcosa.

Per capire meglio cos’è una convinzione e come può limitarci ti racconto l’aneddoto dell’elefante alla catena che forse avrai già sentito.

Sai perchè l’elefante del circo, quando staziona nei pressi del tendone, nonostante la sua immensa forza in grado di sradicare un albero non riesce a liberarsi dalla catena che lo tiene legato a un palo di legno conficcato a terra per poche decine di centimetri? La risposta è che l’elefante del circo non si libera perché fin da piccolo è stato abituato a essere legato a quel paletto.  

Quando era solo un cucciolo, l’elefante, ha cercato di tirare la catena per liberarsi ma nonostante tutti i suoi sforzi non ci è mai riuscito perché il paletto era ben ancorato a terra e lui era troppo piccolo e troppo debole. Quotidianamente il piccolo elefante ci ha riprovato fino a che un giorno, per lui decisivo per il futuro della sua vita, si è rassegnato alla sua impotenza e ha accettato il suo destino.

Ecco dunque, perchè l’enorme e potente elefante, oggi che è grande e forte, non scappa. Perché crede di non poterlo fare. Tale è il ricordo della sua impotenza sperimentata da piccolo. La cosa peggiore è che questo ricordo non viene messo in discussione. L’elefante non ha più il coraggio di mettere alla prova la sua forza.

Attraverso questa breve storia abbiamo iniziato a comprendere come le convinzioni limitanti abbiano un’influenza significativa sui nostri comportamenti e sulle azioni che giorno dopo giorno compiamo. 

Fortunatamente però non esistono solo le convinzioni “limitanti” (ovvero depotenzianti e ostacolanti) ma esistono anche quelle “supportive” (ovvero positive, trainanti, potenzianti il pensiero e l’azione dell’individuo). Le prime, come è facile intuire, vanno a interferire con il fare della persona mentre le seconde vanno a supportare il fare dell’individuo.

Formazione principalmente fisica o mentale? O vanno di pari passo?

Oramai anche la scienza è d’accordo sul fatto che in quanto esseri umani siamo costituiti di corpo, mente e spirito (anima, essenza) e che questi tre aspetti o elementi si influenzano tra di loro.

Detto questo, come coltivare il corpo? Senza dubbio attraverso il movimento. Il movimento è vita.. se pensi alla massima espressione di vitalità nell’uomo pensi al bambino che è la manifestazione del movimento per eccellenza. Una vitalità ridotta la troviamo invece nell’anziano. Infine l’assenza di movimento, anche in natura, coincide con la morte.

Movimento sì per il corpo, ma anche sana alimentazione.

Per la mente ci sono tantissime attività possibili: la socializzazione è cibo per la mente e non solo per quella, la meditazione, la preghiera.. ma anche una bella passeggiata a contatto con la natura, la pratica di uno sport.

Io pratico e insegno Arti Marziali e Qi Gong e in un certo qual modo le trovo entrambe pratiche utili a coltivare tutti e tre gli aspetti citati: corpo, mente e spirito.

Ah, per quanto riguarda lo spirito lascio a ognuno trovare la sua via per coltivarlo.

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