Resilienza o forza di volontà?

Resilienza o forza di volontà?

Resilienza è una parola diventata di moda e utilizzata sempre più spesso in ambito sportivo, lavorativo e personale.

Prendendo spunto dalla psicologia, la definizione di resilienza indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita a fronte delle difficoltà, di ricostruire se stessi restando aperti alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Potremmo quindi definire persone resilienti quelle che, coinvolte in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni aspettativa, a fronteggiare in maniera efficace le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e raggiungere risultati (anche) importanti.

La prima volta che ho sentito utilizzare questo termine è stato alle medie, dal mio Professore di Educazione Tecnica. Il contesto era quello metallurgico, in cui resilienza significa la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. Per un metallo quindi la resilienza rappresenta il contrario della fragilità.

La definizione di resilienza che preferisco è però un pò più semplice e personale, ovvero:

Capacità umana di perseverare nel perseguire i propri obiettivi, fronteggiando in maniera positiva le difficoltà incontrate lungo il cammino.

Ho scritto “perseverare” e non “raggiungere” perché ritengo che la resilienza non necessiti per forza del raggiungimento dell’obiettivo ma si esprima e si manifesti anche solo nell’atto di provarci.

Del concetto di resilienza mi piace il richiamo a non mollare mai, qualsiasi cosa accada, nonostante tutto, considerando anche gli accadimenti negativi come incidenti di percorso gestibili, momentanei e circoscritti.

Mi piace l’ottimismo incrollabile del resiliente che gli permette di vedere i cambiamenti come una sfida e un’opportunità, piuttosto che come una minaccia al suo progetto.

Mi piace la speranza che nella persona resiliente gli permette di affrontare anche la momentanea sconfitta senza drammatizzarla, cogliendone gli aspetti positivi e facendo tesoro di quelli negativi.

Mi piace quel pizzico di follia che alberga nel resiliente, che lo fa rialzare anche alla centesima caduta, consapevole che l’obiettivo è lì davanti a lui, raggiungibile nonostante tutto.

Differenza tra resilienza e volontà

A volte sento confondere resilienza e volontà. A mio modesto parere sono due concetti vicini ma, comunque, diversi ed entrambi utili quando si affronta un percorso di crescita personale.

La forza di volontà è quella spinta che ci aiuta a perseguire i nostri obiettivi (qualunque essi siano) con costanza e determinazione grazie a una molla interiore, a un fuoco che arde dentro e ci permette, ad esempio, di alzarci alle 5.00 di mattina per andarci ad allenare quando abbiamo deciso di partecipare alla prossima maratona. È altresì quella forza che ci viene in soccorso e ci fa dire no alla tv, al divano, all’aperitivo con gli amici quando abbiamo deciso di rimetterci a studiare nonostante i nostri 40 anni e i tanti impegni.

La resilienza è invece quella che ci permette di perseguire i nostri obiettivi nonostante le sconfitte, i contrattempi, le batoste, i pareri poco positivi di amici e parenti. La resilienza è quella forza che ci permette di rialzarci quanto tutto sembra contro di noi, quando il mondo sembra non credere in ciò che facciamo. Ma noi sappiamo che la strada che abbiamo scelto è giusta ed è la nostra strada!

La resilienza ci permette di andare avanti e continuare la preparazione alla maratona anche quando i tendini delle nostre ginocchia sembrano non farcela più, quando l’ennesima buca ci ha messo ko e stremati siamo finiti con la faccia nel fango o quando sentiamo i crampi allo stomaco per il freddo.

Allenare la resilienza

Dopo la teoria è doveroso arrivare a un pò di pratica, altrimenti la resilienza rimane un concetto bellissimo ma astratto e inarrivabile. Analizziamo alcuni degli elementi che aiutano a sviluppare questa capacità:

  1. ottimismo, ovvero la predisposizione (che va allenata) a cogliere il lato buono delle cose, così da spingerci a ricercare il benessere e, nello stesso tempo, preservarci dal disagio e dalla sofferenza fisica e psicologica della negatività. Come ricorda anche Seligman nel libro “Imparare l’ottimismo”, chi è ottimista tende a sminuire le difficoltà della vita e a mantenere più lucidità per trovare soluzioni ai problemi
  2. autostima, che “fa rima” con considerazione di sè. Avere una bassa autostima ed essere molto autocritici ci rende meno tolleranti alle critiche altrui, ci avvicina con più facilità alle sensazioni di dolore e amarezza, aumentando la possibilità di sviluppare sintomi depressivi
  3. robustezza psicologica o hardiness (ne parla per la prima volta Suzanne Kobasa nel 1979) ovvero quella qualità che ci preserva dal soccombere allo stress. La si può coltivare con la pratica, sforzandoci di pensare di poter influenzare gli eventi con il nostro pensiero e le nostre azioni, restando sempre aperti e curiosi verso il mondo e considerando il cambiamento come una opportunità e non come qualcosa che lede il nostro equilibrio
  4. emozioni positive o meglio allenamento a sostituire negatività e lamentele inutili con stimoli e sensazioni positive
  5. supporto sociale nel senso di capacità di costruire relazioni vere e genuine all’interno della comunità (sia essa familiare, sportiva, lavorativa, ecc) così da essere oggetto di cure amorevoli, stima e apprezzamento nel momento del bisogno
  6. umorismo come strumento per “destrutturare la negatività” e ridurre lo stress cattivo, ce lo spiega bene il dott. Luca Lombardini, coach e formatore nel suo canale Youtube
  7. sorriso, affrontare la giornata con il sorriso permette di relazionarsi più facilmente con le persone e trasmettere un segnale positivo di apertura verso il mondo

Lo studio di Arti Marziali come il Karate, il Ju Jitsu, l’Aikido, il Judo o il Taiji Quan per citarne alcune, e la conoscenza dei loro principi, sono un ottimo strumento per allenare la resilienza e la forza di volontà.

Infine, allenare la resilienza significa rispondere in maniera propositiva a domande del tipo:

  • Cosa c’è di buono che posso imparare da quello che mi è successo?
  • Qual è il significato che posso attribuire a ciò che mi sta accadendo?

Non ricordo più dove l’ho letta, ma qualche tempo fa mi sono segnato questa frase che trovo perfetta per chiudere questo articolo sulla resilienza:

Dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che il nostro comportamento e le nostre reazioni di fronte agli eventi negativi, non dipendono direttamente dagli eventi, ma dalla nostra valutazione di essi. L’essere umano ha un potere inimmaginabile: qualsiasi evento gli accada è lui a scegliere che significato dargli e quindi quale reazione avere.
Siamo talmente abituati a reagire in modo meccanico agli eventi della vita, che abbiamo dimenticato questa nostra straordinaria abilità, essenza della resilienza.

Letture consigliate:

  • Resisto dunque sono. Chi sono i campioni della resistenza psicologica e come fanno a convivere felicemente con lo stress [scopri di +]
  • Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport [scopri di +]
  • La resilienza come competenza dinamica e volitiva [scopri di +]

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