Leadership e motivazione

Sviluppare leadership e lavoro in team attraverso le arti marziali

Spesso mi viene detto che le Arti Marziali sono delle discipline violente e che fa strano pensare a questo approccio come mezzo per trasmettere valori profondi e strumenti per coltivare la leadership o promuovere il team building.

Io rispondo così..

È vero, nell’immaginario collettivo le arti marziali sono spesso viste come discipline cruente in cui calci volanti e mosse letali danno vita a scontri all’ultimo sangue, il cui unico “senso” è quello di combattere la violenza con altra violenza. Per chi però ha voglia di approfondire, è facile capire, che non è così.

Nell’epoca feudale giapponese le arti marziali avevano realmente lo scopo di garantire la sopravvivenza di colui che le praticava, tant’è che ci si riferiva ad esse con il termine “Bujutsu (武術)” che potremmo tradurre con “pratica marziale” o “pratica di guerra”.

Nel diciannovesimo e ventesimo secolo, lo stabilizzarsi della situazione socio-politica giapponese ha fatto sì che venisse meno l’esigenza di praticare queste arti con il solo fine di difendere la propria e l’altrui vita: si è così passati ad una pratica che avesse come scopo primario e principale l’automiglioramento psicofisico e spirituale.

Attorno al 1868 si passa dal “Bujutsu” al “Budō”, ovvero dalla “pratica” fine a se stessa (Jutsu, 術) alla “Via” (Dō, 道) che valorizza l’aspetto filosofico, etico e morale delle arti marziali, oltre alle tecniche di lotta in sé.

In cinese, “” (pronunciato Tao o Dao) ha un significato ancora meno tangibile, poiché non significa soltanto “Via”, ma esprime anche una visione olistica del mondo ed un’idea di completa unità.

Il limite degli occidentali, per cultura e formazione (ricordiamo che i cinesi sono stati gli inventori della scrittura con gli ideogrammi, difficilmente traducibili e non sempre semplici da interpretare, proprio per diversità antropologiche e culturali), è che entrambi i termini “Budō” e “Bujutsu” sono stati tradotti sempre come “arte marziale”, anche se di fatto l’approccio odierno alla marzialità è diverso da quello originario e, ancor di più, da quello cinematografico.

La via delle arti marziali, via che conduce alla pace, coincide con un processo di crescita e di consapevolezza, di leadership, non di sopraffazione dell’altro, come si può apprezzare leggendo i sette concetti fondamentali del Bushidō, il codice di condotta adottato dai Samurai.

Oggi la pratica di un’arte marziale orientale viene intrapresa con lo scopo di migliorare la sicurezza in se stessi, la propria autostima e autodisciplina; vi si coltivano l’ascolto attivo e il rispetto verso gli altri, si allenano la concentrazione e la focalizzazione verso l’obiettivo: tutti aspetti utili al miglioramento della leadership, nonché strumenti essenziali per un proficuo lavoro in team.

Provare per credere

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