Arti Marziali e Principio della Risolutezza

Presenza equilibrata e principio della risolutezza

Il grande samurai Miyamoto Musashi, considerato il più grande spadaccino della storia del Giappone, diceva: “Se sguaini la spada devi essere interiormente pronto a uccidere l’avversario”.

Forse Musashi, col suo pensiero, voleva suggerirci di sforzarci di fare le cose fino in fondo oppure di lasciarle andare del tutto.

Un pò come quando non siamo sufficientemente motivati e decisi a metterci in dieta. In un caso del genere, meglio lasciar perdere. Altrimenti anche solo fare la spesa diventerà lungo ed estenuante perché valuteremo ogni prodotto dicendo a noi stessi: “Non dovrei prenderlo però…”, “Forse questo me lo potrei concedere ma…”. Cosa ne avremmo ricavato? Nulla solo stanchezza e frustrazione che ci avranno distolto dal fare altre cose importanti.

Il semplice “volere”, senza la giusta risolutezza, diventa un peso che decidiamo noi stessi di portare e che comporta un grandissimo dispendio di energie psico-fisiche. La stessa energia che potremmo invece impiegare altrove.

Altre volte, il volere, se non è accompagnato dalla risolutezza, può metterci in serio pericolo. Pensiamo ad esempio, al caso in cui decidiamo di dotarci di una pistola per proteggere la nostra casa e i nostri cari. Siamo sicuri che, nel momento del bisogno, riusciremo davvero a premere il grilletto per uccidere qualcuno? Se così non fosse, estrarre la pistola e basta, diventerebbe una istigazione nei confronti del ladro a metterci velocemente fuori gioco.

Il piano d’azione e la coerenza sono altrettanto importanti

La risolutezza abbiamo capito essere importante, allo stesso tempo è importante definire un piano d’azione. Questo perché conoscere e seguire la strada che ci siamo tracciati è determinante per il successo (o per l’insuccesso) della nostra impresa.

Infine, oltre ad avere chiaro il progetto, è importante essere coerenti con quanto si è deciso. Questo vuol dire fare ogni giorno ciò che ci siamo ripromessi, far diventare abitudini le azioni che compongono il nostro piano.

Che si tratti di dieta, di smettere di fumare o imparare una nuova lingua, la via è sempre la stessa. Ci vuole applicazione e costanza e la spada della risolutezza deve essere sempre tenuta pronta all’uso.

Nel combattimento marziale spesso, il livello dei contendenti è il medesimo, però a un certo punto uno vince e l’altro perde. Come mai accade questo? Perché uno dei due, per un istante, ha perso la determinazione arrivando a compiere quell’errore che gli è stato fatale.

Attenzione, l’inerzia indebolisce la risolutezza

Un modo per sconfiggere la risolutezza dell’avversario è sfruttarne l’inerzia. Si racconta del comportamento delle rane, ovvero se si getta una rana nell’acqua bollente questa schizza fuori dalla pentola. Mentre se la si immerge in una pentola di acqua fredda e la si riscalda man mano, si lascerà cuocere fino al punto di morire.

Altro esempio, può essere quello collegato alla strategia commerciale di una azienda che vuole raddoppiare il prezzo dei propri servizi. Se l’aumento avviene in “botta unica”, molto probabilmente la quasi totalità dei clienti smetterà di acquistare il/i prodotto/i. Se invece l’aumento avviene in maniera graduale nel tempo, con incrementi dell’5-10% la sensazione del cliente sarà diversa e la sua reazione sarà: “Beh alla fine è solo un 5-10% in più e del resto al giorno d’oggi aumenta tutto”.

Imparare ad accettare le situazioni

Il principio di risolutezza ci insegna anche ad accettare sul momento le situazioni che non possiamo cambiare e a fare immediatamente ciò che è necessario per sistemare le cose. Un pò il senso di quello che è contenuto nella Preghiera della serenità scritta dal teologo protestante tedesco-statunitense Reinhold Niebuhr.

Per sintetizzare potremmo dire che è inutile affrontare le cose ponendoci la domanda: “Come è potuto succedere?”. Perché sarebbe un pò come “piangere sul latte versato”.

La vera domanda che dovremmo porci, nelle situazioni in cui è chiaro che qualcosa è successo e non si può più tornare indietro, è: “Cosa posso fare per sistemare le cose?”.

Il principio della risolutezza ci insegna quindi a fare le cose fino in fondo o a lasciarle andare del tutto. Ci insegna a fare solo ciò che siamo veramente decisi a fare. Le cose per cui siamo pronti.

Vediamo quindi che la risolutezza è uno strumento molto potente sia nel confronto con gli altri, sia nella “lotta interna” con noi stessi in cui si affrontano il “volere” e il “non volere” (in cui rientra anche il “vorrei”).

Parallelo marziale: Kime

Kime 決め è un termine giapponese che indica concentrazione totale”, o “concentrazione in un singolo punto”. Incanalare il potere della mente in una sola azione, come ad esempio una tecnica marziale in cui ci si gioca il tutto per tutto.

Chiunque ha dimestichezza con i felini sa che quando giocano lo fanno con la massima concentrazione. Quando si rilassano al sole, tutto il loro essere è sdraiato al caldo.

Chiunque abbia mai visto un gatto che punta una preda, e come si muova con risolutezza e concentrazione assoluta sul suo obiettivo, ha visto una manifestazione reale del kime.

Di questo e di altro parliamo nel percorso “Arti Marziali per la Vita Quotidiana“. Clicca qui e scarica l’estratto del primo modulo del corso.

1 commento/i On Presenza equilibrata e principio della risolutezza

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