L’importanza della sessione zero in un percorso di Coaching

L’importanza della Sessione Zero di Coaching

Cosa fa un Coach nel momento in cui riceve la telefonata di un potenziale Coachee che gli chiede di iniziare un percorso di Coaching?
Per quanto motivato possa sembrare il cliente, il professionista, non cederà alla tentazione, alle lusinghe o alla fretta di iniziare il percorso di Coaching e fisserà un incontro preliminare (telefonico, via Skype o in presenza), della durata di circa un’oretta, con il Coachee.

Questo incontro, in gergo, viene chiamato Sessione Zero di Coaching*.

Qual è lo scopo di questo incontro e perché è così importante?
Come detto un percorso di Coaching non inizia mai, come si potrebbe pensare, dalla prima sessione bensì da una sessione preliminare. Di fatto non si tratta di una vera e propria sessione anche se il Coach inizia già a utilizzare alcuni dei suoi strumenti: domande, silenzi, feedback e rimandi. Diversamente da una normale sessione del percorso, il Coach, nel corso della Sessione Zero di Coaching fornisce informazioni, pone domande e risponde a sua volta a quesiti utili a dipanare ogni possibile dubbio, del potenziale Coachee, sulla metodologia che verrà adottata.

Un percorso di Coaching non inizia se non c’è coachability

L’utilità di un momento di incontro preventivo è fondamentale tanto per il cliente, quanto per il professionista che è portato a valutare la cosiddetta “coachability” del richiedente il servizio. Con il termine “coachability” si intende la piena volontà, propensione e impegno del Coachee, ovvero quelle qualità che lo portano a essere “coachable” e che rendono dunque il percorso possibile.

Essere “coachable” per il Coachee significa avere un’impostazione mentale positiva nei riguardi di se stesso, del Coach e di ciò su cui vuole andare a lavorare. Questo atteggiamento rende il cliente consapevole, predisposto al miglioramento, lo aiuta nel relazionarsi e nel comunicare in maniera efficace, gli permette di sfruttare le opportunità, gli consente di mantenere una posizione innaturale com’è quella del Coachee al fine di raggiungere i suoi obiettivi. Ecco che la Sessione Zero di Coaching è il momento in cui si palesa per la prima volta la mobilità interna del Coachee, il primo atto di consapevolezza, responsabilità e autodeterminazione nel quale la persona sceglie se iniziare o meno il percorso di Coaching.

Qualora il Coach, nel corso dell’incontro conoscitivo, non valuti come presenti i prerequisiti di cui sopra dovrà comunicarlo prontamente al cliente ed eventualmente considerare assieme a lui un percorso differente che preveda il coinvolgimento di un diverso professionista.

Riuscire a fare questo pienamente, concretamente e sinceramente ha come risultato il gettare solide basi per il percorso che prenderà il via nella sessione successiva.

Come si svolge la Sessione Zero di Coaching

La Sessione Zero di Coaching, dopo l’accoglienza iniziale e le presentazioni di rito, può iniziare con il Coach che chiede: “Cosa sai del Coaching?”. Al termine della risposta del Coachee, il professionista integra quanto già emerso spiegando (ad esempio) che il termine “coach” è una parola inglese che può assumere due significati: carrozza e allenatore.

Seguendo il parallelo “ferroviario” si può dire che il Coaching è un percorso che ha un inizio e una fine ben definiti. Intraprendere un tale percorso è come decidere di prendere un treno e salire in carrozza nella stazione A e, una volta arrivati, scendere alla stazione d’arrivo B per poi procedere nel viaggio con le proprie gambe.

Restando sulla metafora del treno, il Coachee passa attraverso un certo numero di stazioni, ogni stazione è una sessione o meglio un momento di incontro con il proprio Coach ma poi il viaggio prosegue, al di fuori della sessione, in solitaria, utilizzando gli elementi emersi nel corso del lavoro a due. Inoltre, Coach e Coachee in qualunque momento possono decidere di mettere fine al viaggio se qualcuno dei due (o entrambi) sentono venire meno i presupposti per continuare nel percorso.

In ogni stazione il Coach (che ha la responsabilità del metodo che viene applicato) pone sempre, almeno, due domande al Coachee. La prima domanda a inizio sessione è: “Qual è il tema su cui vuoi lavorare oggi?”, mentre l’ultima in uscita dalla sessione è: “Quali sono le azioni che intendi mettere in campo da qui al prossimo incontro?”.

Il Coach come allenatore un pò “particolare”

Eh sì, il Coach è un allenatore “particolare” che al contrario di un personal trainer sportivo non propone i suoi allenamenti, le sue schede di lavoro, bensì responsabilizza il cliente affinché sia lui a decidere su cosa lavorare e quali vuole che siano le azioni autodeterminate da portare a termine sotto la sua personale responsabilità, al fine di raggiungere i suoi obiettivi. Su questo passaggio il Coach è molto chiaro e non scende a compromessi perchè il Coach non è un formatore, non è un consulente, non è un mentor.

Inoltre, a partire dalla seconda sessione in poi, ogni incontro inizierà esplorando ciò che è accaduto nel tempo intercorso tra una sessione e l’altra.

Informazioni su durata, frequenza e costo delle sessioni

La Sessione Zero di Coaching è anche il momento in cui si definisce la durata degli incontri che solitamente varia (a seconda del professionista) da 45 minuti a 1 ora e mezza. La frequenza è decisa dal Coachee sulla base (anche) del carico di lavoro (o piano d’azione) che si è auto-affidato in uscita dalla sessione precedente. Ecco che gli appuntamenti non vengono mai calendarizzati preventivamente bensì di volta in volta e tenendo conto delle disponibilità dei singoli.

Il costo di ogni singola sessione è esplicitato chiaramente. Solitamente le sessioni non disdette entro le 24 ore precedenti si ritengono comunque erogate ed eventuali ritardi non comunicati dal Coachee riducono il tempo utile della sessione.

Il Coachee, prima dell’inizio del percorso (solitamente nella sessione iniziale) decide anche il numero di sessioni o il pacchetto iniziale di incontri che intende sottoscrivere e per il quale si impegna. Tutte queste informazioni e non solo queste, vengono inserite in quello che è chiamato Patto di Coaching o Contratto di Coaching.

Patto di Coaching e questionario di check-in

Nel caso in cui il Coachee intenda iniziare il suo percorso di Coaching e se il Coach ritiene che ci sia coachability, il professionista invia al cliente il Patto di Coaching il quale deve essere controfirmato da entrambe le parti come assunzione formale e concreta di responsabilità.

Sempre tra la sessione preliminare e la prima sessione il Coachee è tenuto a saldare l’intero ammontare del percorso che si è impegnato a voler portare a termine. Ovviamente nel caso in cui il percorso si interrompa prima del suo naturale termine, il Coach provvederà a rifondere immediatamente al cliente l’ammontare delle sessioni non ancora erogate.

Ultimo passo prima di iniziare il percorso è l’invio da parte del Coach del questionario di check-in il quale dovrà essere compilato e restituito al Coach prima dell’inizio della prima sessione. Solitamente al termine del percorso è previsto anche un questionario di check-out ma questi aspetti non sono propri del metodo bensì sono sfumature e approcci propri del singolo Coach e del suo “stile” di Coaching.

Utile a questo punto, come sintesi, rileggere la definizione di Coaching data da ICF Italia:

Partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione e li ispira a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.

*la nozione di Sessione Zero è parte del corso Professional Coaching Program della Scuola INCOACHING®.


Opero nelle province di Treviso, Venezia e Padova (e via Skype in tutta Italia). Se sei alla ricerca di un Coach o stai valutando di intraprendere un percorso di Coaching descrivimi qual è la tua esigenza/situazione e ne parleremo insieme.

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